Parlò Siddharta, e i suoi vecchi occhi eran tutto un sorriso: "come, tu ti dici uno che cerca, o venerabile, eppure sei già avanti negli anni e porti l'abito dei monaci di Gotama?".
"Son vecchio, si" disse Govinda "ma di cercare non ho mai tralasciato. E mai cesserò di cercare, questo mi sembra il mio destino. Ma tu pure hai cercato, così mi pare. Vuoi dirmi una parola, o degnissimo?".
Disse Siddharta: "Che mai dovrei dirti, io, o venerabile? Forse questo, che tu cerchi troppo? Che tu non pervieni a trovare per il troppo cercare?"
"Come dunque?" chiese Govinda.
"Quando qualcuno cerca," rispose Siddharta "allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla, non possa assorbir nulla, in sè, perchè pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perchè ha uno scopo, perchè è posseduto dal suo scopo. Cercare significa: avere uno scopo. Ma trovare significa: esser libero, restare aperto, non aver scopo. Tu, venerabile, sei forse di fatto uno che cerca, poichè, perseguendo il tuo scopo, non vedi tante cose che ti stanno davanti agli occhi".
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Disse Govinda: "Ancor sempre, Siddharta, tu ami un poco lo scherzo, a quel che vedo. Io ti credo, e so che non hai seguito nessun maestro. Ma non hai tu stesso trovato, se non una dottrina, almeno alcuni pensieri, alcuni principi fondamentali che ti son propri e che ti aiutano a vivere? Se tu mi volessi dire qualcosa di ciò riempiresti di gioia il mio cuore".
Rispose Siddharta: "Ho avuto pensieri, si, e principi, e come! Tante volte ho sentito in me il sapere, per un'ora o per un giorno così come si sente la vita nel proprio cuore. Molti pensieri furono quelli, ma mi sarebbe difficile fartene parte. Vedi, Govinda, questo è uno dei miei pensieri, di quelli che ho trovato io: la saggezza non è comunicabile. La saggezza che un dotto tenta di comunicare ad altri, ha sempre un suono di pazzia".
"Vuoi scherzare?" chiese Govinda.
"Non scherzo. Dico quel che ho trovato. La scienza si può comunicare, ma la saggezza no. Si può trovarla, si può viverla, si può farsene portare, si possono fare miracoli con essa, ma dirla e insegnarla non si può. Questo era ciò che da giovane avevo più d'una volta presentito e che mi ha tenuto lontano dai maestri. Ho trovato un pensiero, Govinda, che tu riterrai di nuovo uno scherzo o una sciocchezza, ma che è il migliore di tutti i miei pensieri. Ed è questo: d'ogni verità anche il contrario è vero! [...] Mai un uomo, o un atto, è tutto Samsara o tutto Nirvana, mai un uomo è interamente santo o interamente peccatore. Sembra così, perchè noi siamo soggetti alla illusione che il tempo sia qualcosa di reale. Il tempo non è reale, Govinda; questo io l'ho appreso ripetutamente, in più di un'occasione. E se il tempo non è reale, allora anche la discontinuità che sembra esservi tra il mondo e l'eternità, tra il male e il bene, è un'illusione".
[...]
Siddharta si chinò, alzò una pietra da terra e la soppesò sulla mano.
"Questa" disse giocherellando "è una pietra, e forse, entro un determinato tempo, sarà terra, e di terra diventerà pianta, o bestia, o uomo. Bene, un tempo io avrei detto: 'questa pietra è soltanto una pietra, non val niente, appartiene al mondo di Maya: ma poichè forse nel cerchio delle trasformazioni può anche diventar uomo e spirito, per questo io attribuisco anche a lei un pregio'. Così avrei pensato un tempo. Ma oggi invece penso: questa pietra è pietra, ed è anche animale, è anche Dio, è Buddha, io l'amo e l'onoro non perchè un giorno o l'altro possa diventare questo o quello, ma perchè essa è, ed è sempre stata, tutto; e appunto questo fatto, che sia pietra, che ora mi appaia come pietra, proprio questo fa si che io l'ami, e veda un senso e un valore in ognuna delle sue vene e cavità, nel giallo, nel grigio, nella durezza, nel suono che emette quando la colpisco, nell'aridità e nella umidità della sua superficie. Ci sono pietre che hanno al tatto un'apparenza oleosa, o come di sapone, e altre che paiono foglie, altre sabbia, e ognuna è speciale e prega l'Om a modo suo, ognuna è Brahma, ma nello stesso tempo è anche pietra, è oleosa o grassa come sapone, e appunto questo mi piace e mi sembra meraviglioso e degno di adorazione. Ma non farmi dir altro di ciò. Le parole non colgono il significato segreto, tutto appare sempre un po' diverso quando lo si esprime, un po' falsato, un po' sciocco, si, e anche questo è bene mi piace moltissimo, anche con questo sono perfettamente d'accordo, che ciò che è tesoro e saggezza d'un uomo suoni sempre un po' sciocco alle orecchie degli altri [...] Posso amare una pietra, Govinda e anche un albero o un pezzo di corteccia . Queste son cose, e le cose si possono amare. Ma le parole non le posso amare. Ecco perchè le dottrine non contan nulla per me: non sono nè dure nè molli, non hanno colore, non hanno spigoli, non hanno odori, non hanno sapore, non hanno null'altro che parole. Forse è questo che impedisce di trovar la pace: le troppe parole. Poichè anche liberazione e virtù, anche Samsara e Nirvana sono mere parole, Govinda. Non c'è nessuna cosa che sia il Nirvana, esiste solo la parola nirvana".
In sottofondo: Petra Magoni & Ferruccio Spinetti (con Nicola Stilo) - Anima animale
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