Non capisco perchè, ma ultimamente proprio non riesco a scrivere.
E la cosa mi disturba alquanto, visto e considerato che io adoro scrivere...epperò non c'è niente da fare, anche l'ultimo mio post è pesante e pieno di incertezze...
Sarà che sono in un periodo nel quale ho veramente poco da dire -cose da dire ne sono passate, ma in questa settimana c'è proprio il vuoto...- e che quindi tutto si riduce ad uno sterile meccanismo di riempimento di spazi vuoti, senza quella scintilla che può farmi dire davvero "soddisfatto" delle parole che tento di mettere in fila con un mio ordine ben definito, l'ordine che io ritengo adatto per esprimere quello che mi porto dentro...
Forse le ultime esperienze mi hanno tolto qualcosa, mi hanno "svuotato" delle emozioni che sempre tentavo di riversare in queste poche righe...
E quindi, forse non sto aspettando altro che riempirmi di nuovo -e qualcosa che potrebbe farlo c'è, sicuramente, si tratta di vedere se è dove mi è sembrato di intravederlo...- per tornare ad essere contento di quello che imprimo sulla carta, o su questo piccolo grande supporto elettronico...
Forse non è che questo, forse l'inerzia di questa settimana di vuoto mi ha trascinato con sè in un gorgo di frasi abbozzate e tagliate con l'accetta, o di fughe inconcludenti in periodi che hanno un loro capo ma non riescono a trovare la coda, e si smarriscono in mezzo a piccole sentenze banali e gettate lì quasi solo per far numero...
E poi mi sto accorgendo di una cosa...mi sto portando una piccola eredità dal mese britannico...non so se anche i miei pochi lettori -oddio...mi sento troppo manzoniano così...- lo abbiano notato...ma ho la tendenza a specificare il soggetto anche più di quello che sarebbe lecito aspettarsi nella lingua italiana...
...spero che questo voglia dire che ho ben metabolizzato almeno un pochino di inglese...ihihih...
Intanto vi lascio con una canzone che significa tantissimo per me, soprattutto per le interpretazioni del signor Gerry Mulligan, troppo spesso dimenticato eppure grandissimo jazzista, uno dei pochi a saper dare tutta quella dignità a uno strumento sempre in disparte come il sax baritono...
Un pezzo di uno dei geni del jazz -anche se, ad essere sinceri, come esecutore non mi ha mai convinto gran che...però ha scritto dei pezzi di storia incredibili...- quel Dave Brubeck che, insieme a tanti altri in quegli anni -incluso messer Mulligan, di cui sopra- bianco dalla nascita, è entrato in punta di piedi nel mondo della musica nera, sentendosi sempre come un ospite e non stravolgendo tutto per i larghi consumi del popolo bianco come costume di molte delle grandi orchestre dello swing...
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(strumentale)
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