Infilarsi nella scena "post" della musica è un viaggio nell'ignoto, quasi un trip.
E ce ne sono...post-rock, post-punk, post-grunge, post-core...perfino post-blues!
Ti barcameni tra gruppi dai nomi improponibili e dai titoli altisonanti (cito giusto l'album che sto ascoltando adesso "Explosions in the sky - Those who tell the truth shall die, those who tell the truth shall live forever"), pieni zeppi di citazioni colte -mi viene in mente il Panopticon benthamiano, ripreso dagli Isis per il loro secondo album, un florilegio di post-core di un certo livello- e, soprattutto, tra ritmi e soluzioni sonore totalmente rivluzionarie, figlie di approcci trasversali e controcorrente -tra cui uno dei primi che salta all'orecchio è il largo uso di pattern basati su ripetizioni ossessive di uno stesso tema, sia esso chitarristico, ritmico o elettronico- rispetto alle strutture musicali più tradizionali.
Sostanzialmente, nella mia ancora acerba esperienza del mondo underground del post- (di rigore il trattino, visto che è sempre post-qualcosa), gli approcci fondamentali si muovo entro un continuum di cui si possono rintracciare i due estremi: quello più progressive-oriented, pieno di soluzioni cervellotiche e spesso ricco di contaminazioni elettroniche, arrangiamenti raffinati e costante tensione alla perfezione, dove anche la dissonanza è studiata accuratamente per produrre un certo effetto -mi vengono in mente i più ovvi e famosi alfieri del post-rock "di fino", tali Radiohead (vedere soprattutto alle voci "OK Computer", "Kid A" e "Amnesiac")- e quello più noise, dove la dissonanza e le sfuriate quasi cacofoniche la fanno da padrone, dove tutto è un melting di rumore e urgenza espressiva, non privo ovviamente di una sua rigorosa organizzazione -e a questo proposito si potrebbero citare i Neurosis, o anche il post-indie dei Primus, così come la geniale esperienza post-blues dei Jon Spencer Blues Explosion.
all'interno di questi due confini si muovono più o meno tutti i post- di qualsivoglia orientamento di partenza, a volte -come ad esempio i Mr. Bungle, che definirei, anche se con qualche timore di essere smentito da qualcuno che ne sappia più di me, un gruppo sostanzialmente post-funky- adottando soluzioni assolutamente nuove e uniche.
Nel primo caso (l'approccio più "colto"), come già dicevo, il minimo comun denominatore è una certa "rilassatezza" di fondo, nel senso più 'tecnico-musicale' del termine -visto che le atmosfere spesso e volentieri sono tutto meno che rilassate- con chitarre che adottano solitamente le distorsioni più "gentili" e dove tutto appare in un certo senso pianificato, spesso minimale e ridotto all'essenziale, caratterizzato anche dalla grande importanza che assumono le parti "silenziose" che reclamano un loro ampio spazio, e dall'adozione di un cantato solitamente pulito e piuttosto acuto -anche se, in realtà, spesso (ma assolutamente non sempre) le composizioni post- hanno matrice prettamente strumentale, e a volte la voce stessa è usata come un vero e proprio strumento- e quasi algido (senza nulla togliere, però, all'espressività).
Il post- più noise invece, che ha quasi sempre influenze da parte della musica core, è un'esplosione di suoni, basato su distorsioni chitarristiche assolutamente aggressive ed estreme, e giocato molto anche su fischi e gemiti di amplificatori sovrasaturi di suoni e di watt. Tutto si fa più urgente, più aggressivo (anche se spesso rimane quella traccia un po' cervellotica che regge in sottofondo) e più immediato (anche se niente è mai davveri orecchiabile e "facile" al primo ascolto), una scarica sonora che scuote fin nelle viscere. La voce -e qui ancor più che prima si moltiplicano i combo strumentali, con o senza voce (vista come strumento, come sopra)- è praticamente un lamento, spesso rauca e quasi afona, spesso capace di urla laceranti e quasi ancestrali -un ottimo esempio di voce post-rock è quella di Maynard Keenan, frontman dei Tool.
All'interno di tutto ciò si muovono, in un compromesso tra due anime, tutte le formazioni post- -possiamo citare ad esempio i più famosi: Mogwai, Slint, gli stessi Tool- che mescolano sapientemente influenze del passato e nuove tecnologie, inventando e reinventando stili, ritmi e melodie per giungere a qualcosa di assolutamente nuovo.
Una piccola menzione anche al piccolo movimento post-pop degli Zita Swoon -già Moondog Jr.- che trovo davvero geniali.
Nati da una costola dei dEUS, si sono ritagliati un loro spazio di tutto rispetto nella scena indipendente, con il loro sound davvero unico e interessantissimo.
Concludendo, la foga di attribuire il prefisso "post-" a qualcosa forse è diventata un po' eccessiva e figlia della mania di trovare catalogazioni musicali che possano creare demarcazioni nette (cosa che, a mio avviso, non è MAI stata possibile, se si escludono i "gruppi clone" che sono comunque un fenomeno abbastanza sterile), ma a guardarlo bene, questo movimento post-musicale riflette -a partire dalle numerose strade da cui vi si è arrivati- una nuova evoluzione di una certa importanza, dopo la sterilità artistica in cui si era caduti piombando negli anni '90.
Ricco di alti e bassi, come tutti i generi dai canti tribali a oggi, è però nei suoi picchi ricco di spunti interessanti e di grande valore, degni sicuramente di una certa attenzione da parte del'ascoltatore attento e appassionato che apprezza le innovazioni e i tentativi di rinnovamento.
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[Non c'entra niente, ma stasera mi attende una bella serata di baby-sitting in compagnia di due scatenati gemellini di 8 anni...speriamo bene!]
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(strumentale)
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